Coworking come nuovo laboratorio dell’innovazione?

(Pubblicato su cheFare il 24 giugno 2015)
A fine 2014 in Italia erano mappati oltre 250 spazi di coworking e il conteggio è probabilmente al ribasso poiché frutto di una autosegnalazione da parte dei gestori stessi. Il fenomeno nato dieci anni fa, dal 2012 cresce a livello globale al ritmo del 100% annuo. Malgrado la velocità e la dimensione il coworking è finora rimasto pressochè ignorato dal mondo accademico e della ricerca, mentre è analizzato all’interno di comunità di pratiche e di progetto (conferenze, piattaforme online, meeting).

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Con il paper Performatività del welfare? Un’analisi delle pratiche e dei discorsi dei Coworking Plus (CO+), presentato in occasione del IX Colloquio Scientifico sull’Impresa Sociale tenutosi a Reggio Calabria dal 22 al 23 maggio 2015, ho inteso avviare un’attività di ricerca che identifichi nel lavoro negli spazi di coworking una tendenza dell’organizzazione della produzione nel capitalismo cognitivo e relazionale.

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#Fattidicultura… in ogni senso!

fatti-di-culturaIn Italia è nato o sta nascendo un ecosistema dell’innovazione culturale e sociale? Con questa domanda è stata aperta Fattidicultura, la quattro giorni mantovana che intreccia storie, pratiche e analisi sulla scena cultura italiana.
Il framework ecosistema spinge subito ad adottare una messa a fuoco a campo lungo, capace di analizzare di indagare il fenomeno nella sua complessità ed interessa. L’approccio strutturalista ci permette di recuperare una buona parte della riflessione teorica costruita attorno ai distretti, di integrarla con quella sullo sviluppo delle città e di tenere contemporaneamente aperta la porta alle metafore ecologiche emergenti (foresta pluviale) che ci arrivano dalla Silicon Valley. Correttamente, prima di arrivare ai fatti, si scatta una fotografia del loro insieme e delle azioni che li tengono insieme, semplificando una complessità che altrimenti rischierebbe di essere indecifrabile. Continue reading

Perchè penso che l’impresa sociale debba aprire un confronto con quella tecnologica… urgentemente!

droidQuanti hanno nelle loro tasche uno smartphone? Quanti nelle ultime ore hanno utilizzato un device connesso alla rete? Hanno interagito online con una app o una community? Nell’ultimo anno hanno speso del denaro per acquistare prodotti tecnologici? Hanno installato nelle proprie case dispositivi per la domotica o il risparmio energetico? Continue reading

Indagare l’innovazione sociale nelle sue prassi e comprenderne gli impatti sugli individui

glassesiconTra agosto 2013 ed oggi ho letto e riletto centinaia di documenti (‘temo’ ormai siano qualche migliaio) contenenti le parole innovazione sociale, scritte così, in sequenza, spesso con l’iniziale maiuscola. Documenti attuali, contemporanei e moderni, risalendo per ora fino al 1858. Il mio intento non è stato quello di costruire una storia dell’Innovazione Sociale, se no saremmo dovuti ritornare indietro fino ad Adamo ed Eva o chi per loro, ma una storia dell’innovazione nelle pratiche sociali. Il suo continuo e ondulatorio riproporsi in occasione di ognuna delle ultime grandi trasformazioni sociali del mondo occidentale ce la restituisce come un fenomeno connaturato agli esseri umani quale corpo sociale e si ripresenta incessantemente come causa ed effetto, simultaneamente, di altri processi. Continue reading

L’innovazione sociale e culturale dei contest: una costellazione di conflittualità latenti?

 E’ di questi giorni il concorso we4italy di Unioncamere per giovani innovatori d’impresa under 40. Non è il primo. Tra il 2013 e il 2014 abbiamo assistito ad un proliferare di concorsi rivolti agli innovatori culturali e sociali: Culturability, Che Fare!, Ediston Start e Ing Direct sono solo alcuni di questi. Sono tutti dei contenitori incredibilmente ricchi di idee, esperienze, persone e collettività. Sono delle incredibili banche dati open che mettono in circolazione una vitalità che in passato era relegata ai margini del sistema, chiusa nella relazione duale tra istituzioni e organizzazioni private. I concorsi non si limitano a distribuire premi in denaro o servizi o a dare visibilità ad esperienze periferiche e con pochi agganci nel sistema dei media, contaminano i diversi attori del panorama culturale e sociale mettendo in circolazione una notevole quantità di spunti e guizzi. Continue reading

Il conflitto alla base dell’innovazione sociale

 Il tema del conflitto è senza dubbio un concetto centrale nell’apparato conoscitivo delle scienze sociali contemporanee, tanto da essere utilizzato come una delle chiavi di lettura della fenomenologia sociale del nostro tempo. Nel Dizionario di socialogia Luciano Gallino lo definisce come “un tipo di interazione più o meno cosciente tra due o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzata da una divergenza di scopi tale, in presenza di risorse troppo scarse perchè i soggetti possano conseguire detti scopi simultaneamente, da rendere oggettivamente necessario…il neutralizzare o deviare verso altri scopi o impedire l’azione altrui”.  Continue reading

Partiamo dalla fine

caccia 17-570X330PXEccoci al primo post.
Arriva subito dopo la pubblicazione sulla Rivista Impresa Sociale del “saggio” dal titolo “Oltre la retorica della social innovation” che puoi scaricare qui.
L’ho scritto sperando di contribuire ad aprire un dibattito sull’innovazione sociale. Lungi dal concentrarsi esclusivamente su elementi definitori – anche se una definizione, in parte inedita, c’è – punto sull’analisi della formazione della struttura concettuale dell’innovazione sociale, evidenziandone due elementi critici: l’astoricità e l’acriticità.
Inoltre, propongo di considerare la dimensione del conflitto come parte integrante dei processi di innovazione sociale, perché altrimenti il rischio è che si trasformi in un innoquo sistema di regolazione dello staus quo, perdendo quella vis trasformativa che nelle intenzioni di molti ricercatori – e soprattutto degli attivisti – rappresenta l’elemento centrale di senso dell’innovazione sociale. Idea che pare iniziare a maturare anche la Young Fondation, fondatrice e anima della scuola britannica della Social Innovation.
Buona Lettura!