Costruire una comunità di artigiani e artigiane dell’innovazione sociale?

6646459575_5e472ea571_zPoco più di un mese fa un accademico con un tasso di genialità che pareggia solo la sua ruvidezza, davanti ad un gruppo di 30 innovatori culturali italiani, ha duramente criticato i practitioner che con lui dialogavano.
Cito quasi testualmente: “…voi che venite dal mondo delle pratiche, quando vi mettete a fare ricerca scimmiottate noi accademici e diventate maledettamente retorici mentre cercate continuamente di affermare nuovi concetti, coniate nuove parole o elaborate schemi eleganti. Vi permettete di affermare verità che dovrebbero essere proferite solo dopo un’intera vita di ricerca e rielaborazione, perchè la ricerca richiede un paziente lavoro di accumulazione e sedimentazione di saperi…”
Colpito nel vivo e nel personale (in quei giorni stavo terminando la prima stesura di un ebook dove proponevo una definizione originale dell’economia startuppara) ho immediatamente risposto che quella critica poteva anche essere vera ma che quell’atteggiamento è originato dall’urgenza del fare che è connaturato in operatori, manager e imprenditori dell’innovazione sociale, culturale e non. C’era un non detto ma chiarissimo (e presuntuoso) mentre voi vi scervellate su come dovrebbe andare il mondo noi lo facciamo girare e il vostro raffinato pensiero critico arriva sempre quando ormai i giochi sono fatti e il vincitore ha già intascato il bottino. Continue reading