It’s the co-op! Le cooperative hanno bisogno della sharing economy o la sharing economy ha bisogno della cooperazione?

232928576_92113d574d_z Circa un anno fa in Italia il discorso sulla sharing economy si è agganciato al discorso sulla social innovation (CheFuturo tag “sharing economy”) e in meno di un anno è diventato mediaticamente prevalente rispetto a quest’ultimo. Pochi mesi prima The Economist ne sanciva a livello internazionale la rilevanza economica e politica (The rise of the sharing economy). Pochi mesi dopo sempre The Economist ha rafforzato ancora di più quel discorso con un articolo sulle piattaforme (Platforms. Something to stand on).
Da quel momento in poi in Italia l’accelerazione del discorso sulla sharing economy è stata impressionante. La diffusione di piattaforme globali come Uber, BlaBlaCar, Airbnb,… e il lancio di molte startup che tentano a disintermediare il rapporto tra domanda e offerta di beni e servizi hanno reso ancora più importante il tema. Continue reading

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Il potere dell’atto al tempo della norma

semplificareIl dibattito sul nome del prossimo Presidente della Repubblica italiana non sta raccogliendo grandi entusiasmi e ancor meno interesse. I quirinalisti non fanno di meglio, ma c’è un pezzo del loro discorso che è interessante. Secondo loro il prossimo Presidente dovrà essere una persona con grande conoscenza dei meccanismi di funzionamento della macchina istituzionale, per saper bilanciare i poteri e i contropoteri previsti in Costituzione. Aggiungono che il sistema è talmente complicato che la competenza da sola non basta, serve anche una persona di grande esperienza per sopravvivervi. Sostenere che servano competenza ed esperienza per gestire la complessità del ruolo presidenziale non appare strano, anzi.
Il fatto è che questa stessa complessità burocratica la ritroviamo, a cascata, in tutti i livelli più bassi dell’organizzazione dello stato, fino alle più basilari forme della partecipazione civile: Continue reading

Anomalie e conflittualità

crucipuzzleQuando guardi i tabelloni delle parole crittografate o dei crucipuzzle ti sembrano uniformi, una ripetizione continua di numeri o lettere che si somigliano tutte. Invece la velocità di risolverle è inversamente proporzionale alla capacità di individuare blocchi differenti di numeri o lettere coerenti. È scorgere la vicinanza di numeri e lettere tra loro diverse, che messe in fila danno dei risultati coerenti, il metodo per affrontare l’esercizio. Ci impiegheresti giorni a risolverlo se ti mettessi a lavorare sulle somiglianze e non sulle differenze…
In questi ultimi mesi stanno emergendo sempre più approcci critici, diversi, al global dream dell’innovazione. Non penso sia completa responsabilità dell’effetto “palla di vetro”, potenziato dai nuovi algoritmi dei principali social network e motori di ricerca che mettono in evidenza le informazioni che sanno “piacerti”. Stiamo piuttosto assistendo ad una fase di allineamento tra pratiche e discorsi che mettono in discussione il presente.
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Il sole di questo strano autunno

4114500234_5b98b27a4f_zIn pochi giorni sono stati pubblicati in rete tre articoli che sono dei perfetti manifesti generazionali, e altrettanto perfette fotografie del presente.
I loro autori sono tutti giornalisti e questo non mi stupisce. E’ la loro cronaca quotidiana lo strumento per raccontare un presente immobilizzato dagli slogan che inneggiano alla grande trasformazione. Per di più sono giornalisti che hanno trasformato i rischi della multicommittenza in un’occasione per generare valore condiviso all’interno di pratiche culturali e imprenditoriali.
Arturo di Corinto (Critica alla sinistra che ha perso il treno dell’innovazione) tratteggia limpidamente e con abilità pittorica di sintesi la frattura tra la “classe in sè” dei lavoratori cognitivi e le organizzazioni storiche della sinistra.
Jacopo Tondelli (Gli stati generali dei vivi nell’Italia moribonda) convoca Gli Stati Generali dichiarando apertamente che “la partita finale la stiamo giocando e non ci saranno tempi supplementari, perché non possiamo buttare via altri venti anni, neanche dieci, neppure tre”.
Marco Liberatore (L’irragionevole speranza) rovescia il luogo comune che vede la speranza come un’ingenua forma di ottimismo e ce la restituisce nella sua dimensione di tensione trasformativa e sovversiva.
I tre autori rappresentano l’apice narrativo di una incredibile quantità di pratiche che da qualche tempo stanno attraversando il nostro Paese e raccontano con grande capacità autoriale i discorsi che si stanno producendo nel moltiplicarsi delle occasioni di incontro, scambio e collaborazione che reti nazionali stanno alimentando.
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Contro il pitch

elevator-pitchFestival, workshop, aperitivi, food-event, conferenze, presentazioni,,… sono alcuni dei format che caratterizzano i tantissimi eventi che negli ultimi 12 mesi hanno messo al centro del discorso pubblico i fenomeni dell’innovazione sociale e culturale, guardandoli soprattutto dal lato delle pratiche, dei fatti e delle esperienze.
Ad esclusione dei generativi momenti informali, la quasi totalità di questi eventi ha in comune il pitch quale strumento di relazione principale tra partecipanti, relatori, organizzatori e rete. Funziona splendidamente: la sintesi pro-cura i contenuti per i circuiti social e la retorica incolla l’attenzione delle platee. Ma quale funzione esercita realmente? Continue reading

#Fattidicultura… in ogni senso!

fatti-di-culturaIn Italia è nato o sta nascendo un ecosistema dell’innovazione culturale e sociale? Con questa domanda è stata aperta Fattidicultura, la quattro giorni mantovana che intreccia storie, pratiche e analisi sulla scena cultura italiana.
Il framework ecosistema spinge subito ad adottare una messa a fuoco a campo lungo, capace di analizzare di indagare il fenomeno nella sua complessità ed interessa. L’approccio strutturalista ci permette di recuperare una buona parte della riflessione teorica costruita attorno ai distretti, di integrarla con quella sullo sviluppo delle città e di tenere contemporaneamente aperta la porta alle metafore ecologiche emergenti (foresta pluviale) che ci arrivano dalla Silicon Valley. Correttamente, prima di arrivare ai fatti, si scatta una fotografia del loro insieme e delle azioni che li tengono insieme, semplificando una complessità che altrimenti rischierebbe di essere indecifrabile. Continue reading

Il XII° Workshop sull’impresa sociale… (dall’anno 2034)

203418 settembre 2034. Sono trascorsi esattamente 20 anni da quel Workshop. Era il 18-19 settembre 2014. Lo ricordo ancora con molto piacere e riesco a rintracciarne la contemporaneità con l’attualità. Oggi noi identifichiamo convenzionalmente nell’anno 2017 l’inizio del processo di grande trasformazione dell’impresa sociale italiana, di quel processo che l’ha portata a scardinare il protettivo recinto che la vedeva impegnata in un settore residuale, terzo rispetto a stato e mercato, e ad ammettere (prima di tutto con sè stessa) che era un’impresa di mercato a tutti gli effetti e che era quello il luogo in cui doveva confrontarsi. Oggi sappiamo anche che è proprio in quegli anni che l’impresa sociale si rende conto di avere nel proprio codice genetico le eliche giuste per produrre e distribuire meglio di altri beni e servizi di ogni tipo, per fare leva sulla sua storica capacità di coproduzione e su modelli ampiamente sperimentati per cogenerare valore e conoscenza. Forse noi partecipanti a quell’edizione del Workshop non eravamo in grado di leggere con tale chiarezza un fenomeno nel quale ci trovavamo completamente immersi, ma i suoi organizzatori qualche indizio lo avevano certamente scovato. Continue reading