Performatività del welfare? Un’analisi delle pratiche e dei discorsi dei Coworking Plus (CO+)

15315425264_18edd273ae_kPaper presentato in occasione del Colloquio scientifico sull’impresa sociale, 22-23 maggio 2015 Dipartimento PAU (Patrimonio, Architettura, Urbanistica), Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Qui è scaricabile la versione integrale del paper.
Abstract. Negli ultimi anni in Italia si sta affermando un nuovo fenomeno: i Coworking Plus (Co+). I Co+ sono una particolare fattispecie di coworking il cui core-business è contenuto nel “Plus” variabile (servizi di incubazione, agricoltura, servizi alla famiglia, produzione culturale etc) e nei quali l’affitto di spazi di lavoro è strumentale a generare una rete di relazioni peer2peer a supporto di un core-business che spesso interviene in settori a basso rendimento marginale. Insieme a questo fenomeno sta crescendo e si sta consolidando una narrazione che caratterizza l’affermazione dei Co+ come modello di imprenditorialità sociale (Venturi e Zandonai, 2014).
Adottando una prospettiva teorica della performatività come proposto da Judith Butler (1993) a partire dalla ricerca sugli enunciati performativi di John Langshaw Austin, ci interroghiamo sugli effetti di questo crescente discorso sui Co+ come creatori di socialità e nuovo welfare: quale forma di welfare si sta performando?
La ricerca viene condotta mediante un approccio etnografico e “netnografico”. Da un lato, verranno analizzati i processi e le performances di quattro Co+ italiani attivi sul fronte dell’innovazione sociale: Avanzi, Fab, Piano C e Rural Hub. Dall’altro verrà analizzato il discorso prodotto e riverberato sui social intorno a questi quattro casi. Le informazioni sono raccolte mediante appunti sul campo annotati nel corso di incontri con i loro protagonisti, la registrazione di video-interviste realizzate ai fondatori e promotori delle esperienze analizzate e attraverso l’analisi della produzione social (Facebook e Twitter) dei quattro Co+ durante un arco temporale di due mesi scelti a campione.
Nell’analisi delle informazioni raccolte viene privilegiato il livello di analisi del ‘discorso sul prodotto generato e sui suoi impatti’ in termini di protezione sociale, verificandone la coerenza con i tre modelli storici di welfare: residuale, corporativo e universalistico.
Nell’ultima parte del paper i risultati ottenuti vengono condivisi e discussi con i soggetti che hanno partecipato allo studio, con lo scopo di verificarne la tenuta e la coerenza operativa e concettuale in relazione alla via italiana all’innovazione sociale che si sta sempre più caratterizzando, in continuità con la tradizione inglese, per l’allargamento del perimetro societario dell’impresa sociale, la finanza d’impatto, il design dei servizi e la collaborazione con la sharing economy.

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