L’innovazione è seducente

openinnovationOrmai è passato un anno da quando ho iniziato a lavorare sul concetto-fenomeno ‘innovazione sociale’ e mano a mano che studiavo i sistemi che la producono, sempre più marcatamente ‘social’, è diventato un ragionamento più ampio sull’innovazione, che a sua volta è sempre più sociale.
Non sono mancate le occasioni per addentrarmi nel sistema dell’innovazione e scoprirne le ombre dietro quelle sfavillanti luci che il discorso mainstream ci propone. Sono sempre più convinto che noi oggi viviamo in una società ‘messa all’innovazione’ e non più solo al lavoro. Non è più sufficiente lavorare. L’imperativo è innovare ed è solo questa capacità che pare garantirci buone occasioni occupazionali. Al tempo stesso l’innovazione non pare liberare capitale cognitivo, che anzi viene (auto)sfruttato in attesa di qualche ‘fund’ che se ne appropri solo quando gli esiti dell’investimento sono pressochè certi. In questi giorni sto lavorando ad un articolo che è molto critico nei confronti del sistema dell’innovazione e delle start up sue fiere rappresentanti. Eppure, via via che la critica si articola e si argomenta, cresce la consapevolezza che quel fenomeno è seducente, affascinante e intrigante. È come se l’innovazione avesse una potenza seduttiva ancora più potente della retorica che la alimenta. La retorica la puoi scoprire e contestare. La seduzione lavora ad uno stadio di coscienza più basso, meno razionale, e per questo si radica dentro.
Il nostro rapporto con l’innovazione mi ricorda molto un primo appuntamento, che molto spesso è l’esito di un percorso a tappe.
L’inizio di tutto è quasi sempre un’occasione fortuita, qualche sguardo rubato, un tentativo di avvicinamento che viene apprezzato malgrado la goffaggine. Seguono degli incontri fintamente casuali ma che in realtà sono stati allestiti con la scientificità di un laboratorio di chimica e la complicità di una rete amicale che conosce già la fine della storia senza svelartela. Ad ogni incontro la timidezza diminuisce e aumenta la consapevolezza che qualche carta da giocare ce la devi pur avere se finora la tua incapacità è stata sopportata. Aumenta anche il coraggio di esporti, di dire sempre qualche cosa in più di quello che pensi, di svelarti. È questo il momento in cui rimuovi i filtri sociali, prendi il coraggio a due mani e vai fino in fondo. Dici tutto. Quando vieni ricambiato l’ego si gonfia e una nuova storia può cominciare, o forse sarebbe meglio dire proseguire.
Ed è qui che secondo me iniziano i pericoli.
Per alcuni l’amore è ‘per la vita’. Si innamorano dell’amore… forse perchè dà quella sicurezza di cui abbiamo bisogno in una vita piena di incertezze. I difetti, le incompatibilità, gli opportunismi,… tutto viene sopito in nome di una decisione che pare irrevocabile. Viene addirittura taciuto per non correre il rischio di incrinare un rapporto. I silenzi si alternano alla manifestazione di un’apparenza costruita ad arte.
Ecco, ho l’impressione che la nostra società sia in questa situazione nei confronti dell’innovazione. Che abbia deciso cioè di innamorarsene una volta per tutte (se ci pensate è dalla seconda metà del 900 che questa parola è sulla breccia), senza se e senza ma. L’innovazione è positiva in quanto tale, indipendentemente dalle traiettorie su cui ci conduce.
Per altri, invece, l’amore è una storia che finisce ogni sera chiudendo gli occhi nel letto e che va ricostruita, quotidianamente, ad ogni risveglio. È una riscoperta continua. È la ricerca continua di motivi validi per confermare quotidianamente una scelta. Scelta che però non è scontata ed espone anzi al rischio di una decisione diversa, di voltare pagina. È la possibilità continua di scoprire buone ragioni per dire basta, oltre che per continuare. Ed è qui, secondo me, che la seduttività aumenta per il gusto della scoperta di storie sempre nuove, di un amore che si rinnova quotidianamente tra due persone che sono diverse ad ogni risveglio, per la grande occasione che ci viene offerta di riscrivere ogni giorno un nuovo racconto.
Criticare allora non vuol dire rinnegare il fascino di una storia, quanto piuttosto trovare continuamente nuovi motivi per appassionarsi ad una storia che non è mai necessariamente uguale a se stessa.

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