Oltre lo specchio, imprese-piattaforma e comunità-impresa. Esperienze di innovazione sociale dirompente che innescano spazi di immaginario radicale e nuove forme di intrapresa.

infografica01 (scarica il full paper e guarda il video introduttivo) Abstract. Quelle che Addarii (2014) chiama “Open-Platform for Innovation” e quelle che Pais (2014) definisce “Aziende-piattaforma” sono delle organizzazioni del tutto peculiari che non si limitano a produrre beni o servizi ma originano processi innovativi di creazione di valore. Ma cosa accade quando queste organizzazioni si arricchiscono di una tensione ideale al cambiamento radicale in ambito sociale?
Dopo aver già evidenziato una forte connotazione retorica e una chiara fragilità teorica nella elaborazione contemporanea del concetto di Social Innovation (Busacca, 2013), in questo lavoro seguiremo uno stimolo proposto dal CEO di The Young Foundation, Simon Willlis (2013), e adotteremo un approccio critico per analizzare un particolare tipo di impresa: le imprese-piattaforma per l’Innovazione Sociale Dirompente. In virtù delle peculiarità storiche del fenomeno in Italia (Borzaga, 2011), l’elaborazione teorica viene declinata nella fenomenologia di cinque ‘imprese-piattaforma’ – Doppiozero, Lavoroculturale, Arti e Teatri in rete, Coworking milanesi, Culturability – che si manifestano contemporaneamente come ‘imprese ecosistemiche’ dall’intensa produzione di valore di scambio e monetario (stimata superiore ai 7 milioni di euro) e come ‘comunità-impresa’ che accumulano un immaginario radicale (Castoriadis, 1998) che genera saperi potenzialmente dirompenti. Questi saperi evolvono e si affinano all’interno di reti lunghe che producono un nuovo spazio che potremmo definire ‘socialeculturale’. All’interno di questo spazio la dimensione culturale e quella sociale si compenetrano indissolubilmente nella creazione di ecosistemi dell’innovazione dirompente che generano una produzione di valore fondata sulle dimensioni della collaborazione e della rigenerazione, radicalmente differente e in opposizione a quanto proposto dal capitalismo cognitivo.
Questi ecosistemi sviluppano relazioni di potere (Foucault, 1976) e guadagnano spazi di agibilità e di visibilità crescenti nella costruzione di reti lunghe, di relazioni multi-stakeholders (Belloni, 2013) e reticolari (Sacchetti, Tortia, 2008). Contemporaneamente, però, presentano dei punti di debolezza che ce li restituiscono come gemme di ecosistemi dirompenti il cui futuro istituente non è per nulla determinato ma strettamente legato alla loro capacità di diffondere i nuovi saperi generati, che sono anche i nuovi mezzi di produzione, ad un numero crescente di membri dell’ecosistema secondo una logica redistributiva orizzontale e circolare, cioè mutualistica.

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